La storia della Resistenza vimercatese

Ultima modifica 16 ottobre 2017

(A cura a cura della Segreteria Comunale con la collaborazione di Pasquale Valtolina)

Il nucleo principale della Resistenza al nazi-fascismo nella Brianza Orientale si localizzò a Vimercate, cittadina di profonda tradizione democratica e socialista.
Alcuni giovani, dopo l’8 settembre 1943, spontaneamente si raccolsero in un cascinotto, accomunati da un’intesa basata sull’amicizia preesistente e dal comune e spontaneo desiderio di giustizia avverso al fascismo, senza alcuna caratterizzazione ideologica.
Nel volgere dei mesi infatti si unirono al gruppo comunisti, socialisti,
indipendenti, giovani oratoriali dell’Azione Cattolica ed infine giovanissimi provenienti dal Fronte della Gioventù, sicché si può affermare che, a Vimercate, la lotta di resistenza si sviluppò su di un tessuto largamente unitario, con l’assistenza e la compartecipazione anche del Clero locale, nelle persone di Don Enrico Assi, Don Attilio Bassi e Don Luigi Sala.
Il gruppo fu consolidato e creato ufficialmente come 1° distaccamento della 103° Brigata Garibaldi, e agì in collaborazione con i gruppi della zona, con cui si stabilì regole precise per lo svolgimento di azioni contro i nazifascisti e modalità di comunicazione per soccorrersi vicendevolmente.
Le iniziative intraprese trovarono ampio sostegno da parte della cittadinanza, che contribuì all’approvvigionamento delle vettovaglie anche mediante offerte dei contadini, sottoscrizioni di operai nelle fabbriche, nonché forniture gratuite di alimentari da parte di ditte private. Di grande importanza fu l’aiuto prestato dalle donne vimercatesi organizzate nei “Gruppi di Difesa della Donna” per la raccolta di vestiario, alimenti, fondi e medicinali e per l’attività di infermiere e staffette, nonché di protezione e asilo per i giovani sfuggiti al bando di chiamata alle armi.
Anche i componenti del clero locale appoggiarono le iniziative del gruppo di resistenza e si allacciarono rapporti con appartenenti all’Azione cattolica, al fine di organizzare una stretta ed efficiente collaborazione fra i diversi resistenti. Il gruppo prese inoltre contatti con il primario e medici dell’ospedale civile di Vimercate, che cooperarono lealmente nel momento di necessità.
Tra le azioni di guerriglia intraprese contro i nazifascisti, si  annoverano: l’attacco ad una colonna motorizzata tedesca sull’autostrada Milano-Brescia; il tentativo di sabotaggio della linea ad alta tensione che portava energia elettrica agli stabilimenti di Sesto San Giovanni; l’attacco alla caserma dei repubblichini di Vario d’Adda, gli attacchi al campo di aviazione di Arcore e il sabotaggio della linea ferroviaria Milano-Sondrio.
Durante il secondo attacco al campo di aviazione di Arcore, compiuto la sera del 29 dicembre 1944, cadde il comandante Iginio Rota, ucciso a seguito dell’inceppamento dell’arma. Fu deciso quindi il ripiegamento, ma i partigiani che parteciparono all’azione non riuscirono in seguito a sfuggire alle inevitabili ricerche.
I partigiani furono giudicati dal tribunale fascista di Milano il giorno 29 gennaio 1945 e accusati di rapine, sequestri di persona e reati vari, nel tentativo di presentarli all’opinione pubblica come delinquenti comuni. Il tribunale emise quindi le seguenti condanne:
- a morte, mediante fucilazione, dei partigiani Pierino Colombo, Emilio Cereda, Renato Pellegatta, Aldo Motta, Luigi Ronchi; a morte in  contumacia del partigiano Carlo Levati;
- a 30 anni di carcere (data la minore età) dei partigiani Enrico Assi, Angelo Nava, Felice Carzaniga, Carlo Verderio.
La notizia dell’eccidio fu appresa con unanime indignazione: i giovani trucidati, conosciuti e stimati, rappresentavano l’espressione cosciente e attiva dei migliori sentimenti dei vimercatesi. La protesta assunse forma inaspettata e clamorosa sotto forma di un pubblico pellegrinaggio: da Vimercate al cimitero di Arcore, per 4 chilometri, in segno di aperta sfida, si recavano a piedi, uomini e donne, giovani e ragazze per render omaggio sulla tomba dei caduti, di fronte all’ira impotente dei fascisti. Durante la notte dell’8 marzo 1945, malgrado la sorveglianza, venne deposta una corona con la scritta “Gloria ai caduti per la libertà - i gruppi di difesa della donna”.
Il 13 maggio 1945 venivano traslate le salme dei partigiani vimercatesi dal cimitero di Arcore a quello di Vimercate. Fu una manifestazione unitaria di tutte le forze e l’onoranza funebre fu pronunciata da Don Enrico Assi, partecipe della resistenza, e testimone della loro fierezza di fronte agli inquirenti fascisti, nelle giornate di prigionia che precedettero il loro sacrificio.
Inoltre, il CNL di Vimercate deliberò l’erezione di un cippo alla memoria dei Partigiani sul piazzale delle scuole - che assunse il nome di piazza Martiri vimercatesi - e del monumento al cimitero. Sul luogo dell’eccidio, in Arcore, fu eretta una stele ricordo, circondata da sempreverdi, come perenne testimonianza del sacrificio e ammonimento alle generazioni future.
Ancora, fra gli avvenimenti più salienti per la città di Vimercate, si ricorda l’arresto, avvenuto il 27 aprile 1945, di Roberto Farinacci, uno dei più spietati gerarchi del fascismo e fedelissimo di Mussolini. Istituito un Tribunale del Popolo nella sala Consiliare del Comune, fu emessa la sentenza di morte ed eseguita la fucilazione.
Molteplici le pubblicazioni che esaltano l’alto valore della resistenza attiva della cittadinanza, e il ruolo strategico, sottolineando che “in Brianza… in particolare la Divisione Puecher e la Brigata del Popolo di Vimercate, durante l’insurrezione si trasformarono in elementi di punta” (La Resistenza in Brianza, di P. Arienti, ed. Bellavite, 2006).